torno'a casa che ancora sanguinava. in quel buco si tuffava la lingua. e lui sapeva che farne della lingua nei buchi. ci cercava dentro l'infinito. e il sogno di una vita nuova. come succhiare le chele di un granchio.
c'e' un posto dove passo tutti i giorni. non piu' di venti passi. sotto un ponte. e ogni volta mi sento nelle narici un'odore di sperma di ragazzino. come di erba fresca appena tagliata. e mi prende una dolcezza che fa quasi male. starei li' stesa a farmi ridurre in frattaglie dalle ruote dei tir. con negli occhi i suoi occhi. la sua risata persa nella notte. fuori dallo small bar. senza toccarci ma con il petto lucente di stelle. e la grassa luna puntata addosso come un fanale. come stanotte che siamo fluffer io di lui e lui di me. avvolti in spire di serpente sappiamo come si monta la schiuma. come ci si scalda e trattiene prima di esplodere. e tornare soli. e sapere di noi un'altra volta. fottendo l'alba che viene. posteremo il nostro cuore sanguinante. il corpo morto . il cervello di lobotomia. ci sentirete ancora sfrigolare come olio bollente. avrete il suo dente del giudizio e la mia gola in fiamme. starete qui a strusciarvi come lumache tristi tra le nostre rughe tra le pieghe le piaghe.