io ho spesso paura ma amo la mia paura.
da piccola camminavo nella neve,
anche col buio
affrettavo il passo
senza mai voltarmi
se sentivo
qualcuno alle spalle. ma non correvo mai.
solo mettevo una distanza.
se avesse voluto prendermi..,m'avrebbe presa. nelle sere di maggio rincorrevo le lucciole,
disegnavo col carbone
su una lastra di marmo.
portavo i fiori al cimitero e
mia nonna mi raccontava
tutte le storie di quella gente morta
e ci sedevamo sulla nostra tomba
come fossimo in un parco giochi. le anime danzanti degli angeli attorno. coi sassolini bianchi componevo il mio nome e dicevo "ma qui,non c'e' posto per me..c'e' gia' troppa gente". ricordo la sua carezza tra i capelli e
la caramella al rabarbaro che
tirava fuori dalla tasca. allora cancellavo il mio nome e
ci mettevo un fiore di campo. mia nonna sorrideva.
con gli occhi persi.
lontani.
ricordare la mia infanzia mi da un sollievo distorto. m'avvinghia come edera dentro al mio sogno perduto.