domenica, 30 aprile 2006






-l'umida beatitudine delle foglie morte-


..missis strangelove si sentiva come una meringa vuota
come un grappolo d'uva con gli acini divorati dagli uccelli..
aveva scritto il suo atroce addio malinconico e
sentiva che lui era stanco di trovarsela attorno in ciabatte
era tempo di fragole succose e mature e
lui ne aveva le palle piene di madonne lacrimevoli e
cimiteri di pioggia.
la sera era stanco e gia' la vita era una noia mortale ..
l'acqua dell'acquario era sporca e
non veniva cambiata da mesi..
ed ora lui era nell'abisso profondo ..
con mille pesci elettrici bellissimi..
lo schricchiolare delle ossa di lady mussaka'
gli aveva perforato i timpani e
strideva come un gessetto sulla lavagna..
suo figlio non sarebbe cresciuto bene
col latte sempre triste e amaro
di quella donna insoddisfatta..
cosi' lei apri' di nuovo il suo armadio e
brucio' i vecchi e polverosi cappotti invernali...
nella sua solitudine aveva imparato a rialzarsi sempre da sola..
intreccio' i capelli con un nastro rosso e
sorrise allo specchio e canticchio'"summertime"..
con la voce di maria callas...
si ricordo' del windigo che nessuno conosce ..e
si chiese come mai aveva preso la cattiva abitudine
di lamentarsi sempre e di sentirsi abbandonata..
dopo tre soli white lady si senti'insolitamente allegra.
non sapeva se sarebbe durato o se era il canto del cigno...
si sentiva la pelle fresca e riposata e
il sangue correva veloce e
non era poi cosi' cattivo...
il dottore aveva detto che  il virus dormiva e
non si replicava..
con le sue mani poteva fare un sacco di cose
il suo cuore pompava sangue anche in sua assenza e
allora perche' piangere e ferirsi ogni notte?
disse al ragazzo greco che lo amava,
ma
per la prima volta glielo disse ridendo.



postato da: orsarossa alle ore 03:15 | link | commenti (253)
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giovedì, 27 aprile 2006






you shook me all night  *(click)

torno'a casa che ancora sanguinava.
in quel buco si tuffava la lingua.
e lui sapeva che farne
della lingua nei buchi.

ci cercava dentro l'infinito.
e il sogno di una vita nuova.
come succhiare
le chele di un granchio.


c'e' un posto dove passo tutti i giorni.
non piu' di venti passi.
sotto un ponte.
e ogni volta mi sento nelle narici
un'odore di sperma di ragazzino.
come di erba fresca appena tagliata.
e mi prende una dolcezza
che fa quasi male.
starei li' stesa
a farmi ridurre in frattaglie
dalle ruote dei tir.

con negli occhi i suoi occhi.
la sua risata persa nella notte.
fuori dallo small bar.
senza toccarci ma
con il petto lucente di stelle.
e la grassa luna
puntata addosso
come un fanale.

come stanotte che
siamo fluffer io di lui e lui di me.
avvolti in spire di serpente
sappiamo
come si monta la schiuma.

come ci si scalda e trattiene
prima di esplodere.
e tornare soli.
e sapere di noi un'altra volta.
fottendo l'alba che viene.
posteremo il nostro cuore sanguinante.
il corpo morto .
il cervello di lobotomia.
ci sentirete ancora sfrigolare
come olio bollente.
avrete il suo dente del giudizio
e la mia gola in fiamme.
starete qui a strusciarvi
come lumache tristi
tra le nostre rughe

tra le pieghe
le piaghe.

le spighe di grano
del nostro amore bellissimo.

postato da: orsarossa alle ore 02:21 | link | commenti (209)
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domenica, 23 aprile 2006






Fluffer bear

viene un giorno in cui
non ti importa piu' niente
del giusto punto di cottura del roast-beef
(che deve essere al sangue)
o della scadenza delle uova o
di giornali accumulati e tristi in terrazza .
per ritagliarci qualcosa che

non ricordi ma
nel tuo pomeriggio bricolage
ti mancano arnesi indispensabili
tipo chiodi e cacciaviti a stella e
tasselli di legno per comporre e
allora e' li' che vuoi fuggire e forse l'hai gia'fatto
(ma nessuno se ne e' accorto) e
vuoi semplicemente essere
la fluffer bear del ragazzo greco
quella che gli fa tirare il cazzo nei jeans
quella che gli fa affluire il sangue
nei corpi cavernosi
vuoi essere il suo tasto milking
ritardare il suo orgasmo di morte
poi guardare quanto dura
quanto e' bravo nelle sue performance
vuoi solo fargli un lavoretto ben fatto e
che ti spinga pure la testa
(cosa che odii)
mentre lo fai scivolare in gola e
lui ti sovrasta colonna di carne tesa
marmonero dove concupisce madonne e
le trascolora
trascorse la pasqua e
mi scorse indifesa ed ebbe tenerezza e
cliccando per caso sulla mia foto zoom
per la prima volta noto'sul labbro superiore
un taglio netto.
allora comprese.
di come e di quanto
sanguinai
prima di trovarlo.
allora riusci'ad amarmi.
nell'attimo stesso in
cui stava per venire.
venire al mondo
venirmi dentro
venire fuori
dal dolore.

click*

postato da: orsarossa alle ore 16:21 | link | commenti (207)
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mercoledì, 19 aprile 2006






READ WITHOUT BREATHE

ho una visione di fenicotteri rosa e

di te in cappotto maculato
berretto nero coi teschi e poi
immerso nella vasca con olio d'ametista
tagliato a pezzi lasciato macerare
in bagno di essenze petali di rose e psilocibina
con i rockers dei campi elisi
fatti di amanita muscaria a danzare sufi
sul tappetino della doccia
sullo specchio del bagno post it
con la lista della spesa:
una corteccia di zenzero
nove chiodi d'acciao
sei vasetti di miele e
una mannaia da scanno
un mazzetto di viole e
carta che assorba che assorba

sangue
a skizzo sulle tue pantofoline da camera
come sugli zoccoli della signora di cogne.
mamma, il fratellino ha la testa spaccata.
ohh ! piccino ! non morirmi ti prego.
sono stata io.
oddio.devo fuggire.
devo recitare una parte .
oh ! il mio bambino ,
lo amavo cosi' tanto e
galleggiano le tue mani bellissime e
mi prendono alla gola per tirarmi giu'
farmi bere il liquido
dove sciogli il tuo umore lunatico
dove di notte ti scomponi e
urli come la carne strappata
nel rogo alle streghe e
sei la mia vergine di norimberga
matrona bellissima su trono porpora
incoronata da efebi biondi
incornata da tori bizzarri
pulsa il tuo cuore ancora
ti batte alle tempie lucifero
ti stupra in meraviglia narciso e
pan ti canta alla gola
con rumore d'acqua che scorre e

del mio sesso che immagini ruota dentata
che schiaccia chicchi d'uva e
t'annega nel mosto
fai una nicchia
dove commettere omicidi e
sezionare cadaveri
fai il calice alle labbra mie
di regina longobarda
che ebbi stemma di serpente arrotolato e
tu scorpione oscuro a tendermi agguati
ora io agguanto i mille pezzi di te
lacero e splendido e
con battito di ciglia soltanto
ti risorgo vergine in vertigine
ti libero d'aria ti
tengo alta la testa come salome'col battista
come perseo e la medusa e
dopo il banchetto delle ore
la quiete del tuo volto
poggiato sul mio ventre e
le tue lacrime e
il calore del nostro ghiaccio sciolto
come sperma candido
latte di papavero
a ricomporci
in grida e sussurri
briganti alla macchia.
seduttori d'immenso.
sciamani.

postato da: orsarossa alle ore 16:52 | link | commenti (205)
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PRESENZA/ASSENZA/LATENZA/


Blogger: orsarossa
"Io sono una pagina per la tua penna. Tutto ricevo. Sono una pagina bianca. Io sono la custode del tuo bene: lo crescerò e lo ridarò centuplicato. Io sono la campagna, la terra nera. Tu per me sei il raggio e l'umida pioggia Tu sei il mio Dio e Signore, e io sono terra nera e carta bianca."




stai solo cucinando te stesso.a fiamma lenta...my dearest.e la carne si frolla .macera in spezie e assorbe sapore. cosi' e'che non trovando cibo per l'anima la notte ci tagliamo in piccoli pezzettini (a forma d'anice stellato)e diventiamo SOULFOOD . quel dio offri' la sua carne ma noi oltre lui ci mangiamo.cannibali. e a te che sollevi profumi d'incenso anche ora ,riscaldato,nel pomeriggio languido io alzo il calice dell'opulenta poverta'e della meraviglia. tu che mi sei donato . e allora mi chiedo ..che potremmo mai dirci nella quiete del bosco ?nell'agio di una banda d'amici alcolici nella villa sul fiume? mi divorerebbe la fame del corpo e vorrei commenti fisici .vorrei essere sottoPOSTa a carezze ..e poi ? come potrei tornare nel guscio senza rimpiangerti sempre ...? cosi' ora di tutti i cibi del tuo banchetto regale io sono regina seduta al tuo fianco.ogni sapore tuo ho sulla lingua.come persefone incedo nel tuo sonno e ti veglio e mi prendo cura di te. che tu non ti spezzi che tu non mi muoia che tu non evapori che mi resti attaccato all'osso . mi faccio brodo d'alghe marine ..capelvenere e melograno ..chicco spezzato tra i tuoi denti..fornace di lussuria agonica..tormento creativo e sospiro muto.. *sigillati avremo gli occhi eppure ..ci vedremo ancora riflessi*


Credits:

Template e Grafica
by Andy Violet



Time to Horsy

To Orsetta*

Il banchetto delle ore *I write this book for LEFTY:my greek boy*

Scars

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