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mercoledì, 29 giugno 2005![]() (..dell'amore ardente...) my dearest.. appena arrivata subito ti penetro come tu fossi il frigorifero glorioso delle emozioni congelate , quelle che non si sciolgono mai, come ghiaccioli all'amarena si lasciano succhiare dalle mie labbra di nicotina sintetica.. amour.. tu mi hai vista ardere e ora sei il fresco ruscello d'acqua di sorgente che placa la mia sete. hai visto la mia attitudine al martirio, nel paesello dove la percentuale dei suicidi e' altissima, dove ognuno ha una casetta bellissima e un piccolo orto fiorito e la sera le mogli chinano la testa sui fornelli roventi e preparano grasse cene per i mariti pancia molle cazzo di topo poi di notte hanno la passera fredda e secca come una prugna, che si bagna solo con i divi sexy delle telenovelas.. mio padre ha pianto e urlato vergognandosi dei suoi tre figli due finocchi e una ex tossica. abbiamo sbagliato tutto nella vita e lui non potra' morire contento. poi prima di partire alla stazione mi fa una carezza sui capelli e mi strofina col suo amore malsano e analfabeta e gioca con la mia colpa e il mio peccato e mi allunga caramelle alla menta per calmare la mia tosse isterica. ed ora tornata qui, tra le fabbriche infami di porto marghera mi vedo negli occhi vista dai tuoi occhi e sono in carne ossa sangue e tutto il resto e sento brividi bellissimi .. frizzanti come bollicine d'acqua minerale.. divorando il tuo amore spalmato su fette di pane nero, per quello che hai detto in queste notti di steroidi ed anelli e pillole rosa e per quello che continua SOLO DENTRO e per come sai penetrarmi rimanendo immobile , tu ,centomila volte meglio del guru di osho.. tu che mi scivoli tra le cosce dei pensieri e sei misto di cuoio e tabacco ed hai un'odore intenso, l'odore della penombra e dell'agnello immolato.. molte zingare sanno l'arte di leggere la mano ma tu, my dearest.. conosci l'arte dolorosa di leggermi il cuore.... venerdì, 24 giugno 2005![]() "...dell'immobilita' dell'amore.." ..sua madre era zingara, amava ripetermelo spesso baciandomi il palmo della mano.. certe lune siciliane gli allungavano gli occhi come mandorle d'ametista.. sintas mi entrava dentro e rimaneva immobile non voleva il mio abbraccio serpente non voleva l'artiglio mobile delle mie unghie alla schiena.. solo mi poggiava le mani sui fianchi e respirava ed era spada luccicante immobile riposta nella faretra.. "non muoverti e senti" ed io bruciavo alla fiamma in corpo unico fusa spalancata e scoscesa come una feritoia nel buio... mercoledì, 22 giugno 2005![]() Oggetto: Come viene (un pensiero) Data: Sun, 19 Jun 2005 12:59:14 +0000 La fame di vita è talmente tanta da non riuscire a staccare i miei occhi dal tuo blog. Non so accendere il computer senza cliccare http://angelusnovus.splinder.com. La mia fame di vita è così forte da non riuscire a non stare sveglia per una notte intera a scrivere parole per te, sconosciuta e conosciuta, senza chiedermi, nemmeno per un attimo “Ma chi è? Chi sei?”. Che me ne frega chi sei, orsa… Tu sei un cuore che pulsa talmente forte e aritmico da sentirlo anche da lontano. Tu sei un flutter atriale. La mia sete di vita è talmente viola, da essermi gettata sul divano, a membra morte, dopo aver letto della tua morte e da essermi rigettata sullo stesso divano nell’apprendere che la tua morte , morte non era. Per un attimo (forse due) t’avrei preferita piu morta che viva, perché sono ancora un essere umano, nonostante io dica di no. Poi, piano piano, mi sono rivestita d’umanità, quella bieca e triste, e ho provato rancore verso di te. T’ho percepita giocatrice virtuale e la cosa paradossale è che ti ho sentita tale solo nel momento in cui io mi sono sentita umana. L’essere umani mi rende comunemente giudicante e io t’ho giudicata. Oggi, finalmente, sono riuscita a rileggerti dopo giorni e sono stata felice di sentirmi nuovamente nuda di “essere umano”. Nuda, capisci? Nuda sul serio, senza tutte quelle peripezie cerebrali per le quali tu sei tu, io sono io, gli altri sono gli altri. La nuditá senza regole rende vivi, l’espressione libera è vita, la morte stessa è vita e mentre tu morivi per mano di un post, moriva e rinasceva l’umanità , perché la morte altrui è rinascita. Quello che sono riuscita a comprendere è che tu sei viva, talmente viva, che nemmeno la morte potrà fotterti! Ma come ho fatto a non capirlo subito? Avrei dovuto, sai? Avrei dovuto perché anche io sono morta e rinata, anche io sono un artista del dolore. Ho graffiato talmente tante mura con le mie ossa che oggi posso dire di avere i calli alle ossa eppure ai calli non ci si abitua mai. Io non mi abituo mai. Tu sei uno dei murales più belli che io abbia mai visto a occhio nudo, senza i filtri della realtà. Ma lo sanno gli altri che la realtá ci nasconde, rendendoci dei pezzi di grezza mercanzia? Lo sapranno, questo? Un giorno, in un giorno del calendario, ti porterò la tavolozza dei miei colori, andremo in un vicoletto di Bibione in piena notte e disegneremo il dolore come pare a noi e non come pare al mondo. Questo è un delirio… E’ un delirio veemente. Quando giocavo con le bamboline, amavo staccargli la testa, mettermela in bocca e masticarla per ore come una gomma americana. In quel momento io possedevo, nella mia strana forma di eccessi, i comandanti della mia vita. Oggi non mastico teste di bambole, ma adoro spezzarmi la lingua perché nella lingua c’è la potenza del prossimo che mi tiene stretta alle regole. Tu rappresenti la non regola: tu sei la lingua che io vorrei avere al posto della mia ed è per questo che ti leggo, giorno dopo giorno, senza pormi domande. Le uniche che mi sono posta non mi sono servite a nulla perché tutto ciò che ha una risposta, poi, non esiste più. Ecco perché di te non voglio sapere nulla del solito sapere. Ecco perché nemmeno mi chiedo perché ti scrivo. Ha importanza un perché? Sarebbe come chiederti perché sei voluta morire, rimanendo viva. Non lo voglio sapere… Ma poi, stupida che sono, la morte non esiste se non qui, in questo mondo che accoglie i nostri corpicini umanoidi. Ho imparato a mangiare con i piedi, perché la mia bocca non trovava le mie mani. Ho imparato a respirare con gli occhi, perché la mia gola non trovava l’aria. Ho imparato a sconfiggermi da sola, perché nessuno mi sconfiggeva mai e senza sconfitte non mi rafforzavo. Ho imparato a morire, vivendo, perché non si può gustare la Vita, senza essere stati morti, almeno per un attimo. Con affetto anomalo. Rù (chiunque io sia, ovunque io sia) lunedì, 20 giugno 2005L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder ![]() "the last day in the lagoon'hospital" ..in campo san giovanni di dio lei ordino' due cremini alla pasticceria rosasalva.. come una femmina di gabbiano gli mise arance candite e glassa di violette tra le labbra.. lui era nervoso..per via dei suoi clienti asiatici e il continuo rumore di onde magnetiche all'interno.. si presero cura l'uno dell'altra.. l'abitudine al dolore li rendeva cosi'intimi.. era come l'alfabeto dei sordomuti.. piccoli gesti nell'aria, come tagli verticali sui polsi.. insieme attiravano le api all'interno dei loro boccioli di rosa.. eppure nulla era piu' solitario dei loro cuori.. da bambini giocavano da soli all'ombra delle tende o chiusi nel buio degli armadi.. il loro passatempo preferito era "guardare gli occhi della gente che passa.." ora esibivano se stessi su un maxi schermo.. un'enorme drive-in psichedelico.. eppure erano ancora cosi'timidi e arrossivano facilmente.. certe notti bastava solo un respiro a farli piangere.. i gatti morti nel frigorifero.. le droghe sentimentali.. il sesso sintetico e la chemioterapia degli angeli... avevano lasciato in loro cicatrici indelebili.. eppure cantavano"summertime" appesi alla croce... cani randagi nei vicoli.. contenitori per rifiuiti tossici.. la voce di lui al telefono era come quella di un ragazzo del sud.. la sua risata come vetro di murano soffiato dalla bocca di un bambino.. le pieghe vellutate dei loro cuori si dipanavano come labirinti infiniti.. nella loro testa c'era un flusso continuo che li rendeva inviolabili.. come il tumulto di cavalli alati e sassi rotolanti.. cosi' perfetti come piatti di sushi piccole opere d'arte effimera.. pronte per essere divorate.. |
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